Stemma Moneta del Popolo
Per un'Italia fiorente

Ci hanno detto che i soldi erano finiti.
I soldi non finiscono.
Qui finiscono le scuse.

Che l’Italia torni a fiorire: il lavoro a chi lo cerca, la moneta al popolo, e giornate che valga la pena vivere.

Moneta del Popolo · MDP
Il manifesto

Una Repubblica fondata sul lavoro non può permettersi disoccupati.

Da trent'anni ci viene ripetuto che non ci sono soldi: per il lavoro, per la scuola, per la sanità, per il futuro. È la più grande bugia raccontata agli italiani. Uno Stato che batte la propria moneta non finisce i soldi — può finire le idee, mai la valuta.

Il denaro è l'unica cosa che non può mancare, perché si crea quando serve. Ciò che non si recupera sono le vite lasciate ferme ad aspettare: il tempo di una persona non si stampa. La disoccupazione non è una sfortuna né un destino: è la conseguenza di scelte di bilancio, e le scelte si possono cambiare.

«Non mancano i soldi. Manca la volontà di usarli per il lavoro.»

Moneta del Popolo nasce per restituire alla Costituzione la sua promessa: il diritto al lavoro come fondamento concreto, non come dichiarazione. Quello che segue è il nostro programma, per intero, senza nasconderne nulla.

Il programma

Dieci punti per un'Italia fiorente

1

Lavoro

Moneta del Popolo (MDP) si impegna ad implementare su tutto il territorio nazionale un Piano del Lavoro Garantito (PLG) dal 1° giorno di governo, che fissa lo stipendio minimo inizialmente in € 25.000 annui netti, in osservanza dei primi quattro articoli della Costituzione. Chiunque sia in capacità lavorativa e lo desideri potrà aderire, senza obbligo alcuno ed in funzione delle proprie capacità, al PLG. Sarà riconosciuto altresì lo stipendio nell'ambito del PLG al genitore che si occupi di crescere ed educare i figli in età compresa tra 0 e 16 anni.

2

Finanziamento

Il PLG sarà interamente finanziato dalla Repubblica Italiana, in deficit se necessario. Come chiarito dall'analisi della ME-MMT di Warren Mosler, lo Stato non ha bisogno delle tasse né del ricorso all'indebitamento per finanziare la spesa pubblica: al contrario, è la spesa pubblica stessa che crea la valuta. Essendo la disoccupazione involontaria la conseguenza di deficit insufficienti da parte dello Stato, la mancanza di occupazione e le condizioni di precariato dei lavoratori non sono più accettabili come conseguenza di un'azione di governo volta a rispettare parametri privi di base scientifica che limitano i deficit stessi — quali, ad esempio, i parametri di Maastricht (deficit/PIL, debito pubblico/PIL).

3

Rapporti con l'Unione Europea

Fin dal primo giorno di governo, MDP avvierà il Piano di Lavoro Garantito in Italia. Parallelamente, si intende intraprendere un dialogo costruttivo con i partner europei affinché il progetto di lavoro garantito possa essere progressivamente esteso anche agli altri Stati membri. Un obiettivo prioritario del confronto sarà inoltre raggiungere un accordo collettivo volto a fissare in via permanente il tasso di interesse della BCE allo 0%, condizione essenziale per sostenere investimenti pubblici, occupazione stabile, inflazione sotto controllo e stabilità valutaria.

Piena occupazione e scenari di politica fiscale

L'attuazione del PLG comporterà necessariamente un impegno finanziario dello Stato in disavanzo, finalizzato al raggiungimento della piena occupazione. È prevedibile che una tale misura possa incontrare resistenze in sede europea, fino a configurare l'eventualità di un recesso dall'euro. Il Governo dispone già di un piano operativo per garantire la continuità delle politiche economiche e la stabilità finanziaria in qualsiasi scenario. Un'uscita dall'euro non comporterebbe alcuna conversione forzosa dei risparmi: lo Stato inizierebbe semplicemente a spendere e tassare nella nuova valuta nazionale, inizialmente ancorata al rapporto di 1:1 con l'euro e successivamente lasciata fluttuare liberamente sui mercati. Tale percorso, se reso necessario, sarà gestito nel pieno rispetto della Costituzione, che riafferma la sovranità dello Stato in materia economica e monetaria.

4

Tasse

Le tasse non sono necessarie a finanziare la spesa dello Stato: la loro funzione è creare una domanda costante per la valuta creata dallo Stato quando spende e, in parte, contenere l'inflazione qualora diventasse problematica. MDP si impegna a intraprendere un percorso di massiccia riduzione del carico fiscale e di semplificazione di regole troppo numerose, di difficile interpretazione per i cittadini, che implicano un eccesso di controllo e inutile burocrazia. L'obiettivo è sopprimere tutte le tasse dirette (IRPEF, IRES, IRAP, IMU, IVIE, IVAFE, bollo auto, imposta di successione e donazione) e indirette (IVA e accise varie), per essere sostituite da una tassa unica e progressiva sul patrimonio immobiliare.

Perché una tassazione unica e progressiva sul patrimonio immobiliare? Le case non si spostano, sono facili da censire, il loro valore è facile da stimare; si evitano tasse sulle transazioni che comprimono la domanda aggregata (come l'IVA) e quelle regressive come quelle sul lavoro. Sia per il cittadino sia per lo Stato la tassazione diventa semplice, trasparente e prevedibile, conosciuta in anticipo e quindi facile da integrare in ogni piano finanziario. Il carico fiscale complessivo deve passare da oltre il 40% del PIL attuale a non più del 20% nell'arco di 5 anni.

La tassazione resta semplice e a bassa pressione. La concentrazione sproporzionata di ricchezza e potere economico — quando diventa capacità di condizionare le istituzioni — va affrontata non come questione di gettito, ma di democrazia: con regole rigorose su trasparenza delle attività di lobbying, finanziamento della politica, conflitti di interesse e tutela della concorrenza, affinché nessun interesse privato possa sostituirsi alla volontà popolare.

5

Riforma delle pensioni

La pensione minima è rivalutata, sin dal 1° giorno di governo, a € 1.500 su tutto il territorio nazionale. Per i lavori usuranti l'età della pensione è fissata a 60 anni, per gli altri a 65. Essendo ogni cittadino anche lavoratore grazie al PLG e senza interruzioni involontarie di carriera, il calcolo degli anni contributivi diventa superfluo: anche qui una regola unica, semplice, uguale per tutti. Per i contributi previdenziali la proposta è: 10% a carico del lavoratore e 10% a carico del datore di lavoro, così da ridurre lo scarto oggi troppo elevato tra costo del lavoro e stipendio netto — tanto più che con il PLG la massa salariale totale dovrebbe passare dagli 800 miliardi circa attuali a più di 1.200, con un incremento dell'ordine del 50%.

Prospettive di crescita personale e garanzia di una soglia minima di reddito da lavoro permettono inoltre di combattere e invertire la pericolosa rotta di riduzione demografica in corso, dovuta in larga misura agli ultimi 30 anni di austerità. Lo Stato potrebbe anche finanziare l'integralità del sistema pensionistico in deficit, ma ciò verrebbe meno a uno dei principi cardine delle nostre società: la solidarietà intergenerazionale. Un trasferimento diretto di reddito da chi lavora a chi è in pensione, dell'ordine del 20% complessivo, appare in quest'ottica ragionevole; la differenza, qualora fosse negativa, sarà compensata dallo Stato.

6

Educazione, ricerca, edilizia scolastica

Educazione e ricerca avranno priorità assoluta. Gli stipendi di insegnanti, ricercatori e personale scolastico devono essere aumentati, in adeguamento al loro alto valore aggiunto. Le spese per la ricerca fondamentale presso tutte le università del territorio nazionale devono essere portate, in fase iniziale, dallo 0,5% attuale del PIL a oltre il 2%, per poi essere adeguate secondo precisi standard di controllo, con l'obiettivo di riportare il settore ai primi posti nel mondo. Attorno alle grandi università e ai centri di ricerca rinforzati si creerà un ecosistema di aziende innovative nei più svariati settori.

Per ragioni strategiche di eccessiva dipendenza energetica, ma anche per rispondere alle sfide di sostenibilità ambientale e difesa della biodiversità, sono previsti investimenti importanti nella ricerca di fonti di energia sostenibile e a minor impatto ambientale, compatibilmente con standard di vita dignitosi per tutta la popolazione. L'obiettivo di lungo periodo è sostituire la quantità dei consumi con la qualità. L'accesso agli studi universitari deve essere totalmente gratuito; nelle città universitarie lo Stato, in collaborazione con i rettori, dovrà mettere a disposizione degli studenti fuori sede alloggi dignitosi a prezzi non superiori a 1/5 del PLG, ovvero non superiori a 350 € mensili.

7

Sanità

La buona salute dei cittadini è, assieme all'educazione, una priorità nazionale. Il SSN sarà rafforzato a cominciare dagli aumenti di stipendio e dalla riduzione degli orari di lavoro per medici e personale sanitario, quindi da un maggior numero di assunzioni, in modo da offrire servizi di qualità. L'edilizia ospedaliera deve essere messa a norma secondo i più elevati standard europei su tutto il territorio nazionale, a partire dal numero di posti di accoglienza.

8

Nazionalizzazioni e controllo dei prezzi

Le attività economiche incompatibili con la logica del profitto saranno ricondotte al controllo pubblico, a cominciare dal sensibile settore dell'energia, ma anche sanità, educazione e infrastrutture. Il Sud del Paese, in particolare, deve essere messo in condizioni compatibili con una democrazia moderna ed economicamente avanzata quanto a infrastrutture e servizi pubblici. I prezzi al pubblico dei beni e servizi essenziali saranno calmierati e fissi per periodi di almeno 5 anni.

9

Settore bancario

Le banche sono di fatto agenti dello Stato, in quanto sottoposte a normative rigide e al controllo della Banca d'Italia. La regolamentazione della funzione di concessione del credito sarà resa ottimale e trasparente, accompagnata dall'implementazione della garanzia totale su tutti i depositi che le banche creano e detengono.

10

Stabilità economica e rapporti con l'Unione Europea

L'immediata attuazione del PLG costituirà un intervento diretto di spesa pubblica a sostegno dell'occupazione e dei consumi. Tale misura potrebbe determinare, con elevata probabilità, uno scenario di uscita dall'Unione Europea e dai relativi trattati. La priorità di MDP è garantire la stabilizzazione del sistema economico nazionale e restituire a famiglie e imprese la possibilità di crescere dopo decenni di politiche restrittive. L'approccio strategico è chiaro: prima stabilizzare l'economia interna, utilizzando gli strumenti che la dottrina economica consente; successivamente definire, con i necessari passaggi formali, i nuovi rapporti con l'Unione Europea.

In caso di recesso dall'euro, il ritorno a una valuta nazionale sarà gestito all'interno di un quadro istituzionale solido, senza traumi per l'economia e senza rischi per i risparmi dei cittadini, secondo i seguenti principi:

  1. Nessuna conversione forzosa dei risparmi da euro a nuova valuta: lo Stato inizierà semplicemente a spendere e tassare nella nuova valuta, con cambio iniziale 1:1 con l'euro, per poi fluttuare sul mercato.
  2. La politica monetaria tornerebbe alla Banca d'Italia, che cesserebbe di essere indipendente nella fissazione dei tassi d'interesse.
  3. Tasso allo 0% in modo permanente, per combattere efficacemente inflazione e svalutazione sul mercato dei cambi.
  4. La nuova valuta dovrà essere non convertibile e quindi operare in cambio flessibile.
  5. Garanzia illimitata sui depositi bancari nella nuova valuta, conseguenza naturale di un tasso di banca centrale fissato a 0%.
  6. Il conto del Tesoro presso la Banca d'Italia può essere permanentemente in saldo negativo: con una valuta fiat non convertibile e a tasso 0% non vi è necessità di emettere titoli di debito. Il saldo negativo del Tesoro corrisponderebbe, al centesimo, al risparmio finanziario netto dei cittadini.
  7. Le banche potranno continuare a erogare credito, ma solo finanziando soggetti e attività dell'economia reale e non di quella finanziaria, rendendo il sistema bancario immune dalle crisi speculative.
Le nostre parole

Poche idee, dette chiare.

Ci hanno detto che i soldi erano finiti. I soldi non finiscono. Qui finiscono le scuse.
La disoccupazione non è una sfortuna. È una decisione presa da qualcuno.
Una Repubblica fondata sul lavoro non può permettersi disoccupati.
Il limite non è il denaro. È quanto sappiamo produrre.
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